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Instagram e Facebook per un ristorante: cosa pubblicare davvero
Crescita16 settembre 20269 min di letturaTeam Ristonuvio

Instagram e Facebook per un ristorante: cosa pubblicare davvero

Non servono video montati né un’agenzia. Servono tre post a settimana fatti col telefono, un profilo compilato bene e un modo per trasformare chi ti segue in chi prenota. Guida pratica senza fuffa.

In breve

  • I follower non pagano il conto. L’unico numero che conta è quante persone arrivano a prenotare o a entrare.
  • Le prime due cose da sistemare non sono i post: sono la bio con il link per prenotare e il menu aggiornato.
  • Tre pubblicazioni a settimana fatte col telefono battono un video perfetto ogni venti giorni.
  • Il contenuto che funziona nella ristorazione è quasi sempre lo stesso: il piatto che esce adesso, la faccia di chi lo fa, la cosa che cambia questa settimana.
  • Il social porta gente nuova, la lista dei clienti li fa tornare. Sono due mestieri diversi e servono tutti e due.

La domanda giusta non è «quanti follower ho»

Ci sono locali con quattromila follower che il martedì sera hanno la sala vuota, e trattorie con quattrocento follower che non riescono a rispondere a tutte le richieste. La differenza non è il numero: è chi sono quelle persone e cosa gli hai chiesto di fare.

Quattromila follower sparsi in tutta Italia, arrivati da un video di pasta che ha girato, non ti riempiono la sala di martedì: non abitano nella tua città. Quattrocento persone che abitano a due chilometri da te, invece, sono un piccolo tesoro.

Quindi il primo cambio di testa è questo: non stai facendo un profilo per crescere, stai facendo un profilo per farti trovare e ricordare da chi può realisticamente venire a mangiare. Tutto quello che segue viene da qui.

Le due cose da sistemare prima di pubblicare qualsiasi cosa

Il profilo. Nome del locale scritto come lo cercherebbe una persona (non solo il nome di fantasia: se sei una pizzeria, che ci sia scritto pizzeria), città o quartiere visibile, indirizzo, telefono, orari aggiornati e un link in bio che porta a una cosa sola: prenotare. Non a un albero di dieci link. A prenotare.

Il menu raggiungibile. Metà delle persone che ti scoprono su un social fanno la stessa cosa: cercano il menu. Se devono scriverti in privato per sapere quanto costa una pizza, la maggior parte non lo farà. Un menu online sempre aggiornato, con i prezzi veri, raggiungibile in un tocco, converte molto più di qualsiasi post.

Se sistemi solo queste due cose e non pubblichi niente per un mese, avrai comunque migliorato i risultati rispetto a prima. Sono la base, e quasi tutti la saltano per correre a fare i video.

Fai il conto: quanto ti costa un cliente dai social

Serve per capire se ne vale la pena e quanto tempo dedicarci. Numeri di esempio inventati, mettici i tuoi.

VoceEsempioIl tuo numero
Tempo dedicato a settimana1 ora___
Pubblicazioni a settimana3___
Persone nuove che arrivano al mese10___
Scontrino medio28 €___
Incasso mensile attribuibile280 €___
Se metà torna una seconda volta+140 €___

Dieci persone nuove al mese sembrano poche e infatti lo sono, come numero. Ma sono dieci persone che prima non sapevano che esisti, e costano un’ora a settimana del tuo tempo. Il punto dei social nella ristorazione è questo: non è un canale esplosivo, è un canale costante. Chi molla dopo tre settimane perché «non funziona» sta misurando troppo presto.

Come fai a sapere quante sono davvero? Chiedendolo. Una domanda buttata lì al tavolo, «come ci avete trovati?», per una settimana. È rozzo ma è il dato più vero che avrai mai.

Cosa pubblicare: le cinque cose che funzionano sempre

1. Il piatto che esce adesso

Non la foto studiata: il piatto vero, mentre esce, con la luce che c’è. Una foto fatta bene col telefono vicino alla finestra, di giorno, batte quasi sempre una foto professionale di sei mesi fa. E il piatto deve essere riconoscibile: se non si capisce cos’è, non serve a niente.

2. Le facce

Il cuoco che impasta, la ragazza in sala che ride, tu che porti un piatto. Le persone si ricordano delle facce molto più che dei piatti, e un locale con delle facce diventa un posto invece che un indirizzo. È anche il contenuto più difficile da copiare per i tuoi concorrenti.

3. Quello che cambia questa settimana

Il piatto nuovo, il pesce arrivato stamattina, la serata di venerdì, il primo giorno dei funghi. Dare un motivo per venire adesso è l’unica cosa che trasforma un post in una prenotazione. «Siamo aperti» non è un motivo.

4. Il dietro le quinte

La consegna del pane alle sei del mattino, la sala apparecchiata prima che entri qualcuno, il mercato. Costa zero, richiede dieci secondi e funziona perché mostra lavoro vero. La gente ha voglia di vedere come funziona un ristorante.

5. Quello che pubblicano i clienti

Quando qualcuno fa una foto da te e ti tagga, ricondividila. È il contenuto più credibile che esista, non ti costa niente e fa sentire quella persona vista. Molti torneranno solo per quello.

Quello che non funziona quasi mai: le frasi motivazionali, le grafiche con gli auguri delle feste, i post che parlano solo di te senza mostrare niente, e i caroselli di dieci foto identiche dello stesso piatto.

Didascalie pronte da adattare

Corte, concrete, con una cosa da fare alla fine.

Oggi è arrivata la prima cassa di funghi. Fin quando dura, tagliatelle fatte in casa e funghi in padella. Se li volete, conviene prenotare: non durano.
Le 6:40 del mattino. Il pane arriva adesso, il locale apre tra sette ore. Buon lunedì da noi.
Venerdì sera c’è musica dal vivo dalle 21. La cucina resta aperta fino alle 23. Posti limitati, il tavolo si prenota dal link in bio.
Questa è Sara, è con noi da tre anni ed è quella che vi convince a prendere il dolce anche quando dite di essere pieni. Se vi è successo, sapete di chi è la colpa.
Menu aggiornato da oggi: tre piatti nuovi di stagione. Lo trovate al link in bio, sempre aggiornato, così non dovete scriverci per chiedere i prezzi.

Errori da evitare

Pubblicare a raffica per una settimana e poi sparire per un mese. La costanza conta più della quantità. Tre post a settimana per sei mesi valgono dieci volte venti post in tre giorni.

Non rispondere ai messaggi. Tantissime richieste di prenotazione arrivano nei messaggi privati dei social. Se non li leggi, stai buttando via clienti già decisi. Se non riesci a gestirli, scrivi chiaramente nella bio che per prenotare si usa un altro canale.

Vendere in ogni post. Se ogni pubblicazione è una promozione, la gente smette di guardare. La proporzione sana è tre contenuti che raccontano e uno che chiede.

Foto al buio con la luce gialla della sala. È il problema numero uno delle foto dei ristoranti. Se puoi, fotografa di giorno vicino a una finestra. Se è sera, avvicinati a una fonte di luce e non usare il flash diretto.

Affidare tutto a chi non conosce il locale. Un’agenzia può aiutarti con la parte tecnica, ma le foto vere le fa chi sta dentro. I profili di ristorante gestiti interamente da fuori si riconoscono subito e non emozionano nessuno.

Come ti aiuta Ristonuvio

Noi non gestiamo i tuoi profili social e non scriviamo i post al posto tuo. Lavoriamo su quello che succede prima e dopo il post, che è dove si perdono i clienti.

Il link che metti in bio deve funzionare. Se chi ti scopre può prenotare in tre tocchi, o guardare il menu aggiornato con foto e prezzi veri, il post ha fatto il suo lavoro. Il menu digitale si aggiorna dal telefono e, se hai clienti stranieri, si mostra tradotto in automatico: sono le due pagine su cui atterra chi arriva dai social.

Chi arriva dai social può diventare un contatto tuo. Una persona che ti segue è di quella piattaforma, non tua: se domani cambia l’algoritmo o perdi l’accesso al profilo, sparisce. Chi prenota, ordina un asporto o si collega al Wi-Fi entra nel tuo elenco clienti, con il consenso, e quello resta tuo.

I post recenti li puoi mostrare anche dove arrivano i tuoi clienti. Nella web app del locale c’è una sezione che mostra i post recenti da Instagram e Facebook, così chi arriva lì vede che il locale è vivo senza che tu debba rifare il lavoro due volte.

Cosa Ristonuvio non fa. Non pubblica sui tuoi profili al posto tuo, non programma i post, non fa le foto e non gestisce le sponsorizzate. Non ti porta follower: i social sono un lavoro tuo e di chi ti aiuta. Quello che facciamo è evitare che il traffico che generi si disperda perché il menu è vecchio o perché non c’è un modo semplice per prenotare.

Domande frequenti

Meglio Instagram o Facebook?

Dipende da chi mangia da te, non da quale piattaforma è di moda. Se il tuo cliente medio ha più di cinquant’anni, Facebook ti dà ancora tantissimo, soprattutto nei gruppi locali della città. Se è più giovane, Instagram. Se non lo sai, guarda chi si siede ai tavoli il sabato sera: la risposta è lì.

Quanto devo pubblicare?

Tre volte a settimana è un ritmo sostenibile che dà risultati. Una volta a settimana è il minimo per non sembrare chiuso. Tutti i giorni va bene solo se non ti costa fatica, perché il rischio è mollare dopo un mese.

Devo pagare la pubblicità?

Non all’inizio. Prima sistema profilo, menu e costanza: se sponsorizzi un profilo mal fatto, stai pagando per portare gente su una porta chiusa. Quando la base funziona, una piccola spesa mirata sul raggio di pochi chilometri intorno al locale è la cosa che rende di più, molto più di campagne larghe.

Serve un fotografo professionista?

Una volta l’anno può avere senso, per avere dieci foto buone da usare sul sito e sul menu. Per i post quotidiani no: il telefono va benissimo, e il contenuto fatto al momento funziona meglio proprio perché sembra vero.

I social mi portano davvero clienti o è tempo perso?

Portano clienti nuovi, lentamente, e tengono vivo il ricordo di chi ti conosce già. Non aspettarti la sala piena grazie a un post. Se però in un anno ti portano una manciata di persone nuove al mese e metà di quelle torna, hai costruito qualcosa che non dipende dal passaggio in strada.

Da dove partire domani

Non aprire un calendario editoriale. Fai due cose in mezz’ora: metti nella bio un link che porta direttamente a prenotare, e controlla che il menu che vedono le persone sia quello vero, con i prezzi di oggi. Sono le due cose che stanno tra un post e un tavolo occupato.

Poi prendi l’impegno più piccolo che riesci a mantenere: tre foto a settimana, fatte col telefono, di roba vera. Per sei mesi. È noioso, ed è esattamente per questo che funziona.

Se vuoi farti trovare anche da chi cerca un posto dove mangiare in zona, la cosa più importante non è il social ma la tua presenza su Google: leggi come rispondere alle recensioni, che pesano molto più di qualsiasi post. E per trasformare chi è venuto una volta in un cliente abituale, leggi far tornare i clienti.

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